Benvenuti nel mio Blog!
Un diario personale dove cercherò di non farvi trovare solo gradi e prestazioni sterili ma emozioni legate alle salite, paure condivise con amici, strette di mano, abbracci, racconti semplici e quant'altro ci consenta di sognare...
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E' la primavera



E’ arrivata la primavera e il primo sole caldo ci fa credere di poter togliere i vestiti invernali e iniziare a scalare leggeri. Vestiti invernali che quest’anno in città non abbiamo quasi mai indossato! Ma la primavera, da quando è mondo e mondo, è sempre stata una stagione particolare, una stagione in cui convivono giornate calde e richiami freddi dell’inverno…
Una stagione in cui bisogna stare attenti a scoprirsi, soprattutto in montagna.
Quest’anno forse è ancora più particolare: ci sono stati giorni in cui lo zero termico ha raggiunto i 3700m di quota, per poi calare bruscamente dopo 24 ore a 1500m!!
Trenta centimetri di neve fresca a 2000m a metà maggio dove due giorni prima si stava in magliette a mezze maniche!
E’ la primavera… un periodo ricco di instabilità
E questo è anche il bello in un mondo metodico…
Ma il vero “bello” è il sapersi adattare per godere ogni momento diverso!


Arco: mattina di aprile, 27° gradi



Passo del Tonale: fine aprile -4 gradi

Passo Presena: ore 8.15   -12°



Aprile: Pinnacolo di Maslana -2°



Con i guanti...

MTB al Monte Guglielmo: ore 6.30, -2°



Verso il "Golem"

Corso base Grignetta: caldo...








Un pò de tutt...


La prima volta che salii a Chiareggio avevo circa 14 anni; con papà e degli amici nel pomeriggio raggiungemmo il rif. Porro e il giorno seguente salimmo la vetta del Pizzo Cassandra.
A parte la bellezza del luogo e l’isolamento del paese, quando ritornammo rimasi stupito da una scritta che, ancor oggi, fa bella mostra di se sulla vetrina di uno dei pochi negozi: “Un po de tutt”.
Il negozio infatti vende proprio un po’ di tutto quello che serve in un piccolo paesino, dagli alimentari ai giocattoli, dalle cartoline agli oggetti per la casa: come le vecchie drogherie che quarant’anni fa si trovavano da noi.
Peccato che di questi posti ne restino pochi!

Ogni volta che passo in paese mi fermo a comprare qualcosa ed ogni volta mi sembra la prima…










Mountain Equipment philosophy



Non è il nostro compito cercare di raccontare perché le persone vanno in posti selvaggi e in montagna.
Il nostro lavoro è produrre il miglior abbigliamento al mondo.
Ed è esattamente quello che abbiamo fatto negli ultimi cinquant’anni.
Questo è possibile solamente quando si diventa ossessionati dal dettaglio.
C’è un detto che dice: “il diavolo è nei dettagli”.
In Mountain Equipment non è il diavolo che vogliamo che voi troviate
ma le differenze tra noi e gli altri.



  
La progettazione di successo di abbigliamento da montagna non è solo analizzare tendenze o sedersi intorno ad un tavolo cercando di trovare la prossima grande idea!
Si tratta anche di migliorare la costruzione di prodotti e tecnologie collaudate.
Questo approccio tranquillo e considerato ci consente di consolidare la fiducia conquistata con fatica con gli alpinisti che continuamente richiedono il meglio da se stessi e dall’attrezzatura.
Sanno che Mountain Equipment sarà con loro in ogni successo.

Mountain Equipment Opinion Leader




Dopo anni di utilizzo apprezzato di prodotti ME, con grande soddisfazione
sono entrato a far parte della “community” di questa storica casa inglese,
da oltre 50 anni ai vertici nell’abbigliamento tecnico di montagna.
Che dire... grazie!



Butch

 
Resinelli 1992

Butch… è semplicemente “il Batch”
Marco Anghileri all’anagrafe, figlio d’arte – suo padre Aldino negli anni ’60-’70 era un vero “Drago” delle Dolomiti – e fratello del compianto Giorgio, un talento nato per arrampicare e troppo precocemente rubato alla vita.
La prima volta che ho conosciuto Marco entrambi stavamo assolvendo il servizio militare; era forse maggio, 1992, caserma militare in Val Veny.
Io era già “vecchio” di qualche mese, lui appena entrato. I nostri tenenti avevano selezionato un “corpo scelto” di militari di leva alpinisti per entrare a far parte della Sezione della Scuola Militare Alpina, ovvero a dare una mano ai nostri superiori a svolgere i corsi di alpinismo che la Scuola stessa teneva per i militari graduati.
Il solo fatto di essere stati scelti per noi era un onore e… una pacchia!
Avremmo fatto quello che più ci piaceva fare ovvero scalare, il più possibile, a volte tutti i giorni!
Ci ritrovammo in un bel gruppetto: Roberto Alloy, Enrico Rapetto, Paolo Negretto, Maurizio Menabreaz, Luca Mochet, Marco Cugnetto, Marco Anghileri ed io. Qualcuno, come Butch, Alloy e Rapetto, erano già delle stelle…
Con Marco feci subito amicizia; non si può non venire coinvolti da uno come Marco, simpatico, allegro, disponibile, e allo stesso tempo vulcanico e imprevedibile!
Passammo dei bellissimi mesi insieme a girare dalla Grigna alle Dolomiti o in caserma a confrontarci sui nostri problemi adolescenziali.
Alcuni episodi fanno parte di quei ricordi che non si dimenticheranno mai…
Come quando, insieme, nella palestra di arrampicata della Caserma di Courmayeur, passavamo le serate a girare sul muro pieno di prese, con il walkman nelle orecchie (camminare e arrampicare con il walkman era la passione di Marco), cercando di stare su il più possibile, fino allo stremo…
E’ logico che vincesse Marco ma io non mollavo facilmente! Lui, in gran segreto si allenava, per le sue imprese: quell’anno aveva salito in prima invernale la via Stenico alla Su Alto e la via degli Amici al Cavallo e di li a qualche mese si sarebbe apprestato a salire la Oppio al Cavallo in solo due ore !!
Oppure quando ci davamo appuntamento alla stazione di Lecco a mezzanotte; Marco aveva una bella Golf GTD che andava… andava di brutto! Allora, anziché spararci 4-5 ore di treno più autostop per ritornare in caserma a La Thuile o Courmayeur, ci davamo appuntamento per mezzanotte alla stazione; peccato che più di una volta, in giro con la morosa, lui sia arrivato all’una di notte! (non c’era il cellulare ma io lo aspettavo, sapevo che prima o poi sarebbe arrivato…). Il rientro era sempre verso le tre, quattro di notte; qualche volta, entrando in caserma a quell’ora, trovavamo il programma dei lavori per il giorno successivo che prevedeva la sveglia alle cinque !!!
Ma l’episodio migliore capitò a novembre.
Insieme stavamo frequentando il corso per istruttori militari di sci a Cervinia; partivamo tutte le mattine da Aosta con il pulmann e tornavamo il pomeriggio verso le cinque.
Un venerdi pomeriggio, mentre tornavamo, Marco mi guarda ed esclama: “E se andassimo al Cavallo domani ?”
Io non sapevo neanche cos’era il Cavallo; sapevo che era una parete dove c’erano vie dure, molto dure. Ma subito risposi “OK”.
Fu così che partimmo alla cinque da Aosta, alle sette eravamo a casa mia a preparare lo zaino, alle otto a casa sua e poi, di corsa, lungo la Val Meria fino a bivaccare sotto la parete!
La mattina il primo sole ci colse sui primi tiri di Cavallo Pazzo, una via stupenda, lunga e sostenuta, che salimmo in cinque ore (!!), senza casco, con una sola corda da 60 metri, 12 rinvii e due (e dico 2) friend Ande…
Ricordo che nei pochi tiri che feci da primo mi sembrava di essere una lumaca in confronto a lui che già viaggiava alla grande. Ritornati alla base della parete trovammo Aldino che era venuto a vederci.
E poi le serate in camera ai Resinelli….
O quando, senza macchina ai Resinelli, una sera chiamammo Giorgio per venirci a prendere e portarci a Lecco: quella fu l’esperienza automobilistica peggiore della mia vita…
Giorgio, in macchina come in montagna, era scatenato; non so come non feci a vomitare sulla sua Tipo scendendo dai Resinelli a “tuono”, con tutti i tornanti fatti a freno a mano tirato…
Bei ricordi che rimarranno per sempre.
Grazie Butch!

 
Sasso Cavallo 1992


Cavallo Pazzo 1992


Cavallo Pazzo 1992


Cavallo Pazzo 1992




Al servizio dello Stato


Giuramento 1992
Gennaio 1992
Tutto iniziò in una fredda giornata di gennaio.
Mia mamma riceve una telefonata da Aosta: “Buongiorno, sono l’assistente del Generale Varda; suo figlio si deve presentare il prima possibile al suo distretto per il servizio militare; la sua richiesta alla Scuola Militare Alpina è stata accolta*”.
Dopo due giorni mi presento al distretto di Brescia riferendo di questa comunicazione: nessuno mi ascolta! Guardano le carte e mi rispondono che sono destinato altrove, zona Veneto, ma verrò chiamato fra qualche mese, non prima di aprile.
Torno a casa e non ci penso più, avranno sbagliato.
Poi, una settimana dopo, un’altra chiamata, simile alla prima; mi sollecitano a presentarmi nuovamente al distretto e ritirare la cartolina per partire.
Ritorno al distretto; stesse risposte della settimana prima: “Qui, al momento, non c’è nessuna destinazione per lei, nessuna richiesta da parte della SMALP di Aosta, stia tranquillo non partirà almeno fino a primavera”.
Ritorno, chiamo Aosta e comunico quello che mi hanno riferito; “Contattiamo noi il distretto” mi viene riferito.
Qualche giorno dopo sono all’Aprica in albergo a godermi la mia settimana bianca; erano anni che non facevo qualche giorno sulla neve.
L’occasione era arrivata quando Mauro, mio cugino con il quale lavoravo, mi aveva proposto di accompagnarlo a sciare per qualche giorno.
Tutto ad un tratto, verso sera, ricevo una telefonata in camera; è mia mamma.
“E’ arrivata la cartolina, domani devi presentarti alla Caserma Testafochi di Aosta”.
Gelo! Un colpo…poi… va beh, sa da fare!
Mollo tutto e il giorno dopo sono a casa; chiamo il distretto e comunico che quel giorno non potrò presentarmi; mi viene detto di presentarmi il giorno dopo.
Treno…
Alle 14.00 arrivo ad Aosta con tre ragazzi che ho conosciuto, diretti come me in caserma: Gianola, Pomoni e Zanetta.
Alle 15.00 la nostra giovane vita è… già cambiata!!
Settimane passate a marciare avanti e indietro sul piazzale con temperature sotto lo zero, ore in coda per pranzare, nonnismo perenne.
Poi, dopo un mese, il C.A.R. finisce, per noi alpini, con un bel campo invernale: destinazione Gran Paradiso, marzo 1992.
Un ricordo stupendo e indelebile anche dopo vent’anni…
Ritengo sia stata l’uscita in montagna che più mi ha provato fino ad oggi! Nemmeno i grandi vioni alpini mi hanno provato così!
Zaino enorme, oltre 30 kg, pieno di cose inutili; fucile, vibram, lucido da scarpe, set da cucito, pantaloni alla zuava, gavetta in alluminio con residui di cibo inasportabili (?!) di 10 anni prima…; e poi, freddo… tanto freddo, neve… tantissima neve, fatica… incalcolabile!
Ma anche felicità, tanta felicità per aver condiviso questa grande esperienza con i miei commilitoni, alcuni dei quali, in alcuni momenti, non avevano veramente più lacrime per piangere…
Da questo punto di vista sono convinto che il militare sia una scuola di vita; ti fa imparare a tener duro anche quando, soprattutto a vent’anni, vorresti mollare tutto.

Campo invernale al Gran Paradiso, 30kg di zaino!

Campo invernale - salita al Gran Paradiso, con il fucile !

Campo invernale - in vetta alla Tresenta
Dopo il CAR vengo destinato al plotone alpieri di La Thuile, i Lupi della Caserma Monte Bianco!
Leggendo dopo anni la storia di questo plotone non posso far altro di essere fiero ed onorato di avervi fatto parte…
Subito mi accorgo che qui non sarà un anno facile, dal punto di vista fisico.
Tutte le mattine, ma proprio tutte, anche quando nevica o ci sono 20 gradi sotto zero, adunata e poi via a fare sci alpinismo; rientro verso le 14.00, cambio tattico degli indumenti e poi - come diceva il mio Tenente, Martino “Mengele” Felicetti - “una corsetta blanda blanda per sciogliere i muscoli”: dai 15 ai 20 km in salita verso il Piccolo S. Bernardo…!!
Le prime settimane siamo talmente devastati che alle 18,00, orario di libera uscita, anziché andare a farci un giro, andiamo in branda a riposare…
Dopo un mese, per la regola “o muori o diventi un toro”, divento un torello!
Il bello è che a queste punizioni corporali modello nazista devono sottostare, senza proferire parola, tutti i commilitoni, finchè morte non li separi dalla vita terrena; quindi va a fare sci alpinismo anche chi non ha mai messo gli sci in vita sua!
Ho ancora negli occhi le immagini di una sci alpinistica al Monte della Croce: oltre un metro di fresca, pendio ripido e boscoso; per me una goduria, per qualche amico commilitone che era la prima volta che metteva gli sci… la morte!
Se non si sono rotti l’osso del collo è stato un miracolo.
Oltre alla punizione corporale, una volta rientrati in caserma – a volte anche un’ora dopo gli altri, perché nessuno ti aspettava – dovevano subirsi la punizione psicologica, davanti a tutti, fatta di insulti e screzi. Tutto ciò aiutava a farti sentire…. importante!
Dopo qualche mese, durante i quali sono riuscito a sopravvivere, sono stato inviato insieme ad altri commilitoni, a Courmayeur presso il Centro Sportivo dell’Esercito.
E qui la pacchia!
O trascorso sei mesi durante i quali passavo quasi tutte le mie giornate ad arrampicare, sia per i fatti miei sia con i corsi di alpinismo che l’Esercito organizzava.
Un mese ai Resinelli a maggio a scalare, quindici giorni a luglio in Dolomiti, un mese ad agosto in Valle d’Aosta, un mese a settembre ancora ai Resinelli…. che fatica!
Il tutto condito da 4-5 gg di licenza premio ogni 25-30gg di corsi!
Che bello! Ho avuto la possibilità di fare quasi 150gg di licenza in un’anno di militare!

Corso per Ufficiali - dopo la salita al Gran Paradiso

Corso per Ufficiali - vetta Ciarforon
Poi, quando il freddo ha cominciato ad avvolgere la Valle, quindici giorni a Cervinia a fare il corso per diventare Istruttore Militare di sci.
E così ho cambiato nuovamente la mia Naja… trasferito in battaglione ad Aosta, proprio dove avevo fatto il C.A.R., ad insegnare ai militari di leva a sciare.
Che tristezza… tutti i giorni a piedi fino alla funivia per Pila e poi a sciare fino alle 15.00!!
E poi, il pomeriggio, a sciolinare e rifare il fondo degli sci tra una puntata e l’altra allo spaccio!
Purtroppo questa pacchia prima o poi doveva finire e dopo esattamente 366 gg sono stato congedato. Forte è stata l’intenzione di fare domanda di fermo di leva a vita; poi, però, a vent’anni le cose nella testa sono altre, forse meglio così.
Sta di fatto che ho passato uno dei momenti più belli e variegati della mia vita… un momento che, di sicuro, non tornerà più!




* ai tempi, per entrare nella SMALP, bisognava fare richiesta scritta presentando un curriculum alpinistico.




 

Aig. du Midi

Caserma Courmayeur - Cugnetto, Butch e io


Campo estivo al Gran Paradiso - con M. Menabreaz

Falesia val di Rhemes

Corso AR1

Rif. Gonella con Marco Camandona