Benvenuti nel mio Blog!
Un diario personale dove cercherò di non farvi trovare solo gradi e prestazioni sterili ma emozioni legate alle salite, paure condivise con amici, strette di mano, abbracci, racconti semplici e quant'altro ci consenta di sognare...

Facciamo Fivy Fivy insieme....



L’atteso ponte del I° maggio è arrivato; la meteo è prevista bruttina ma la speranza è sempre l’ultima a morire. Con la famiglia al completo parto per Pietra Ligure dove due coppie di amici con relativa famiglia ci aspettano per trascorrere quattro giorni insieme.
La giornata è splendida: dopo aver preso posto in un bel residence e fatto un breve giretto con la famiglia per Pietra, dopo pranzo partiamo in tre direzione Pianarella.
Sappiamo che soffriremo il caldo, visti i 28 gradi del termometro di Finale. Ma si va lo stesso, come si suol dire “ogni lasciata è persa”.
Vista l’ora tarda e la mancanza delle mezze corde, optiamo per una via corta e facile.
Sei tiri, quindi due tirelli a testa. Inizia Roby, prima con una placca facile e poi un bel diedrino con passo non banale. Il sole comincia a picchiare. Poi parto io sul tiro chiave. E il sole batte sempre di più… Talmente forte che la roccia scotta e i due amici in sosta sembrano ubriachi da colpi di sole… Canti, urla, risate e tanto di prenotazione di pizzeria in diretta dalla parete !!
Mentre io faccio una fatica da bestia per recuperare le due corde intere, dal basso intonano anche una canzoncina con uno strano ritornello: “dai dai vieni a scalare con me, facciamo Fivy Fivy insieme”. Sull’orlo della pazzia !! Quella allegra pazzia che ci consente di smorzare qualsiasi ansia da prestazione e paura interna.
Quella allegria che si può vivere solo con veri amici fidati !
Gli altri tre giorni…da dimenticare ! Peccato, un bel bagno e qualche giro in spiaggia con la famiglia non avrebbero guastato.

Liberista e artificialista

Oggi sono senza idee. E’ un mese che piove e anche le falesie sempre asciutte risultano fradice. Il tempo è bello, direzione valle del Sarca, qualcosa di asciutto ci sarà o, almeno, con il sole si asciugherà…
Fausto, il mio compagno, non si lascia scoraggiare e la proposta lo alletta volentieri.
Ore 8.30, sole pieno ma … le pareti sono tutte nere; ogni tanto si intravede una colata grigia asciutta… “Beh… cerchiamo qualcosa di asciutto”
Sull’Anglone qualche porzione asciutta c’è quindi direzione Anglone.
Dal “magico libro” che raccoglie quasi tutte (ma proprio quasi tutte) le relazioni della valle - foglio per foglio, recuperate in ogni dove – troviamo una via che sale proprio nella zona che sembra più asciutta quindi… si va la!
Due tiri bagnati, di cui un secondo tiro di sesto grado in traverso fradicio, ci portano su placche più facili e asciutte che danno accesso ai punti chiave della salita.


Qui con una serie di tiri stupendi su roccia rossa a gocce superiamo due piccoli tetti e poi un muro aggettante che porta fuori dalle difficoltà. Fausto, falesista puro che si allena tre volte a settimana, di forza ne ha da vendere e con grande determinazione ed effetto scenico (ma anche grandi ansimate) supera in libera anche passaggi dati in A0 !! Grande ! Un solo movimento lo ferma: a ben vedere, con i piedi completamente nel vuoto non poteva fare di meglio.

Io, semi alpinista della domenica che scalo una volta ogni 15 giorni, votato al motto “l’importante è passare”, non ho problemi a tirare un paio di rinvii, mostrando tutta la mia esperienza nel “ciapa e tira”. E vai !!
Uno a triangolo con il vertice all’ingiù, l’altro con il vertice all’insù…Che coppia, ragazzi!
Ma i passi duri sono pochi, la via è corta, e anche se il mio vertice è al contrario del suo… alle 12.30 siamo già ad Arco a mangiare una bella pizzetta.
La nostra prima salita insieme come cordata mista ha funzionato, anche stavolta alla grande.

Memoria corta

Era da molto tempo che non facevo più visita alla Parete Rossa, l’ultima volta forse 10 anni fa. Ricordo che era in inverno, sotto una fitta nevicata.
C’eravamo divertiti un sacco.
C’era un motivo per la mia “assenza forzata” ma inconsciamente non me lo ricordavo…
Non era l’esposizione delle sue vie… neanche la roccia, che è sempre buona. Non le difficoltà, sempre abbastanza abbordabili…
Il motivo era un altro… Come mi ha detto una settimana fa una mia amica, “non ti ricordavi più il dolore provato!”
Ebbene si… non mi ricordavo più le pene patite: il prurito costante che mi ha costretto per una settimana ad un dormiveglia continuo, le bolle che mi hanno completamente invaso le mani, le ferite che a poco a poco si sono aperte e mi sanguinavano…
Un lebbroso… sembravo un lebbroso.
E ora che stanno asciugando, un continuo perdere pelle ormai morta, come un rettile...
E si che più di una volta mi sono detto: “basta, non devi frequentare più queste pareti da aprile a ottobre!”
Ma ci sono ricascato… appunto perché non mi ricordavo più il fastidio provato.
Ora me lo dovrò segnare in qualche modo…per non ricaderci ancora fra qualche anno!!!