Benvenuti nel mio Blog!
Un diario personale dove cercherò di non farvi trovare solo gradi e prestazioni sterili ma emozioni legate alle salite, paure condivise con amici, strette di mano, abbracci, racconti semplici e quant'altro ci consenta di sognare...

... e rinascita

L’estate la trascorro in montagna, ma la montagna la posso solo guardare….
Gli amici se ne vanno in giro a scalare, chi al Bianco, chi in Dolomiti.
Fine agosto tolgo il gesso. Gambe smilze, caviglie completamente bloccate. Mi consigliano la tavoletta. La provo ma non ne traggo vantaggio.
Preferisco il nuoto e mi ci butto a capofitto; dolori atroci ma evidenti miglioramenti già dopo pochi giorni.
Prima settimana: tolgo le stampelle.
Seconda settimana: provo ad arrampicare; dolore ma si va.
Terza settimana: Polimagò, la prova del fuoco!
Le caviglie fanno male ma non troppo, in compenso se non riprendo la mobilità qui… non la riprendo più!
Per le mie caviglie è più impegnativa la discesa della salita.
Quinta settimana: Astra al Forcellino; le caviglie ormai si sono abituate… ai miei ritmi!
Alla faccia dell'ortopedico...




Caduta...



Epilogo: distorsione di secondo grado alla caviglia destra, distorsione di terzo grado alla caviglia sinistra… un mese di sedia a rotelle ! Poteva andare peggio….

Luglio 1997, ore 16.00: sbarchiamo sulla terrazza dei Grands Montets carichi come muli; direzione rognon du Dru. Progetto per l’indomani: Diretta Americana al Dru.
La neve è marcia; saliamo un poco e iniziamo una traversata in direzione del canale che ci porterà sul ghiacciaio; dopo circa mezz’ora ci imbattiamo in un pendio di ghiaccio nero da attraversare.
Siamo legati e Fausto è davanti; verrò a conoscenza dopo che ha problemi ai legamenti del ginocchio. Per questo motivo non picchia bene un rampone.
Ad un certo punto parte per la tangente… Pianto la piccozza sul ghiaccio nero e giro intorno la corda ma lo strappo è troppo forte, la piccozza esce e anch’io lo seguo in una scivolata di circa 50 metri che ci deposita sul pianoro sottostante. Fausto si alza e ride: “E’ andata bene”. Io mi alzo… urlo… e cado!
Un dolore atroce mi blocca entrambe le gambe all’altezza delle caviglie; “sarà una botta” penso, “stasera passerà”. Tolgo subito uno scarpone e infilo il piede nella neve: la caviglia è blu notte…
Fausto mi esorta a salire pian piano ma mi risulta impossibile continuare.

A malincuore decidiamo di ritornare alla funivia. Saranno i duecento metri di dislivello in salita più dolorosi che abbia mai provato; con due caviglie in questo stato, uno zaino di 15kg sulle spalle e la neve marcia, sostenendomi con le racchette sfondo a ripetizione e ogni volta sono dolori lancinanti. Fausto non può fare granchè; il cellulare non esiste, la funivia è chiusa, in giro non c’è anima viva… l’unica soluzione è salire.
Dopo un paio di ore raggiungiamo la funivia. Mi vesto con tutto quello che ho e mi sdraio nel sacco da bivacco. Ricordo solo che per fare pipì ho dovuto girarmi su un lato.
La mattina salgo sulla prima funivia e scendo ad Argentiere; Fausto: “visto che siamo vicini all’Italia, io non andrei in ospedale a Chamonix, ma a Courmayeur”. A Courmayeur “visto che siamo vicini ad Aosta ci fermiamo là”. Ad Aosta “va beh, andiamo a Ponte S. Pietro, almeno sei vicino a casa”. Tengo duro ma la scelta sarà azzeccata.
Ricordo ancora le parole dell’ortopedico che, dopo avermi fatto le lastre, mi disse: “bene, sig. Cisana, lei non arrampicherà mai più…”. Un tonfo al cuore.
Fausto, che mi stava aspettando fuori, pensando che fosse solo una piccola botta, rimane esterrefatto e preoccupato quando mi vede uscire ingessato in carrozzella! Non sa più come scusarsi. Di cosa… ormai è fatta.




Biscotti e Gatorade



Torre Trieste dal Vazzoler
Primo Maggio 1995, sette amici nell’invernale del Vazzoler, quattro cordate: Pablo e Basa, Elena e Silvestro, Mimmo ed io, Ivo da solo.
Tra un po’ di sole ed una nevicata, con temperature prossime allo zero, Elena e Silvestro salgono una via sullo zoccolo del Bancon; io e Mimmo tre lunghezze della Soldà alla Torre di Babele, gli altri riposano.


Torre di Babele - Spigolo Soldà
Arriviamo al rifugio a pomeriggio inoltrato; ci sono solo sei materassi; dopo dieci minuti, Ivo e Basa stanno già discutendo su chi dormirà senza materasso. Stanotte toccherà a Ivo.
Bilancio della prima giornata: giornata tranquilla ma fredda e nevosa.
Seconda giornata.
La mattina, di buon’ora si parte: io e Mimmo sulla Tissi alla Venezia, Elena e Silvestro sulla Ratti, Ivo da solo sulla Ratti e Pablo e Basa…. data la calda temperatura estiva, sulla Castiglioni; pieno nord ovest! E’ solo l’inizio…


Torre Venezia dal Vazzoler
Mentre raggiungo la prima sosta sento gridare dall’alto; alzo lo sguardo e vedo Ivo, con il suo maglione marrone rattoppato che ci saluta: “stai attaccato”, penso.
Quando arrivo alla seconda sosta, è già in cengia: sono trascorsi 40 minuti da quando ha attaccato!
Non ha nulla, solo l’imbrago; così deve aspettare Silvestro per fare le doppie, il primo ad arrivare in cengia dopo circa 6 ore, che lo trova rosso fuoco in uno stato semiconfusionale al limite della disidratazione !!!
Nel tardo pomeriggio siamo tutti nel rifugio a raccontarci la giornata e a sognare una bella bibita fresca: ormai l’acqua, e il cibo, sono finiti da un pezzo…Sembra che nessuno abbia più nulla da mangiare. Sembra…
Ad un certo punto, Basa - che, per il freddo preso tutto il giorno, nel rifugio è vestito come se fosse all’aperto (a cipolla stile spedizione himalayana con tanto di giacca in goretex e scarponi ai piedi…) - estrae dallo zaino un pacchetto di biscotti e un litro di gatorade e, nascondendosi, tenta di mangiare.
Non passa un minuto che sentiamo le imprecazioni di Ivo, alle quali dopo poco si uniscono le nostre….
“ma sono il mio mangiare e il bere per domani” esclama stizzito!
Evito la risposta di tutti e la rissa stile stadio che nasce… Per punizione non berrà e mangerà neanche la sua parte!!!
E dormirà senza materasso… toccava a lui!
Alle 18.30, tra crisi fantozziane di fame e sete, Ivo sentenzia: “andiamo ad Agordo a mangiare, poi risaliamo più tardi”. Detto e fatto. Dopo un’ora, con le gambe sotto il tavolo, stiamo divorando le scorte settimanali di un’osteria del paese.    
La serata diventa ancora più allegra quando Ivo ci presenta un suo amico, particolare….quel tanto!
Bifido è il suo soprannome, “la morte arrampica accanto” e “dio vede e provvede” le uniche frasi che escono dalla sua bocca… Troppo fuori !!
Ah…. Dimenticavo…. Ci ha raggiunto con uno scooter, Ivo dice che non ha la patente…
Ore 01.30: sette esseri raggiungono il beneamato letto del Vazzoler….
Bilancio della seconda giornata: tragicomica….